Firenze Architettura
Stare in tanti
Edifici-città, enormi organismi autonomi (o che lo dovevano essere), segni forti, barriere o argini di una città che si stava espandendo (come il Corviale e il Gallaretese), ma anche edifici che una ideologia loosiana voleva sospesi tra città e campagna (esperimenti come la kasbah di Adalberto Libera o la declinazione moderna della tradizione operata da Siza, il Werkbund di Vienna e, perché no, le case per ricchi di Coderch a Barcellona). Apre il numero Vittorio Gregotti col suo racconto dello ZEN, seguito dagli scatti di Scianna che per luce e composizione sembrano evocare le pitture di Piero della Francesca: ombre che si stagliano sui muri mettendo in scena il teatro del quotidiano. I fotogrammi de “Il tetto” e di “Rocco e i suoi fratelli” fissano la stagione del neorealismo italiano, quando “nel dopoguerra la convivenza forzata, la miseria...” obbligavano a stare in tanti in spazi angusti e privi di intimità. Dopo l’esperienza della Vienna rossa, il Karl Marx Hof tanto amato.
Back to Top